OBBLIGO O VERITÀ – LA RECENSIONE DISTRUTTIVA

Così come avevo annunciato alla fine della recensione su 47 metri, eccoci approdati a un nuovo film ambientato in Messico. Qui però il gioco dell’immedesimazione dobbiamo per forza farlo, ve lo impongo. Guardavo questo film e pensavo a un modo per cavarmi gli occhi, qualcuno deve aiutarmi a uscire dal vortice dei film trash.

Il film è di questo giugno, ma, forse grazie al mio angelo custode, me lo ero perso. Diciamo che dal trailer non è che stavo ad aspettarmi un film di Fellini, ovviamente, però da un’idea originale poteva venir fuori anche un film godibile. Ma così non è stato, idiota la trama, demenziali i dialoghi, tecnicamente il livello è medio-basso. Il regista di questo film, Jeff Wadlow, è anche sceneggiatore e produttore, quindi questo film ha un solo colpevole.

Avviso da adesso che partiranno come di consueto gli SPOILER.

La protagonista di questa vicenda ricorda esteticamente un po’ Summer del telefilm The O.C. ed è irritante quasi allo stesso modo ed, inoltre, è una webstar/youtuber famosa che si occupa di volontariato seguita da milioni di persone. Allora, partendo dal presupposto che nel mondo gli youtuber più famosi si occupano di intrattenimento o di moda, perché del volontariato non se ne frega nessuno (a partire dagli utenti comuni che seguono loro invece che i pochi altri che lo fanno), quindi già questo è inverosimile, ma, inoltre, questa condizione di “diva del web” non influisce minimamente sulla sua vita. Nel mio “piccolo” io vengo fermato per strada, capita, la gente mi riconosce e mi saluta. Figuriamoci se avessi un seguito così globale e ramificato, bene, per tutto il film a questa non se la caga nessuno di striscio. C’è quindi questo inizio in cui lei carica un video su YouTube dove dice che sarebbe andata a costruire delle case per i poveri, mancava giusto Michelle Obama che le rassettasse la camera, mentre, per il resto del film, diventa un’anonima totale.

La tipa vive in una villetta con dei compagni di corso, l’abitazione è la tipica casa da telefilm americano, troppo bella per essere vera. A Jeff Wadlow avrei consigliato di farsi un giro sulla pagina Facebook del coinquilino di merda, giusto per avere un assaggio della realtà oggettiva. Questi amici convincono la nostra Summer a togliersi dalla testa questo volontariato ipocrita e a seguirli in Messico, in occasione dello “spring break“. Tra questi c’è la bionda fedifraga, il fidanzato atleta alce, una mulatta alcolizzata, un cinese gay, un idiota e varie ed eventuali. Il politicamente corretto, comunque, è servito.

Una sera in un bar la protagonista viene rimorchiata da un tipo a cui non dareste due lire, il giovane propone a lei e alla sua comitiva di mentecatti, qualcosa di “molto speciale” per la loro ultima serata in Messico. Un droga party? Un fagioli alla messicana di mezzanotte, tipo come capita a noi con il kebab? Un “proviamo l’ebrezza degli steroidi, visto che qui sono legali e non serve la ricetta medica”? Niente di tutto ciò. Il tizio li porta in mezzo al nulla, superata una vecchia recinzione, uno degli imbecilli scorge su un cartello arrugginito l’enigmatica scritta “prohibido el paso“… si chiede “ma cosa significherà?”. Vuoi la Stele di Rosetta, imbecille? Tutti comunque per nulla insospettiti da questa gita notturna nelle campagne messicane. Ovviamente, state in Messico, in un bar di notte un estraneo vi propone di seguirlo, vi porta a sperdere per le campagne e vi fa attraversare una recinzione e voi muti? Tutti idioti? Nessuno, dico, nessuno che si ponga un quesito? No, piena fiducia. Giungono dinanzi a una vecchia chiesa abbandonata, una “missione”. Già da fuori la si potrebbe considerare come la casa vacanze del demone-suora di The Nun, ma comunque è sempre raccomandabile, e cosa buona e giusta, introdursi in un edificio abbandonato e fatiscente, di notte, con uno sconosciuto.

Entrano dentro e il tipo propone: “giochiamo a obbligo o verità?”

Scusami? Cos’è, hai tredici anni? E questa era la cosa così trasgressiva che gli volevi far fare? Woow. Ma la droga? Ma il sesso? Ok, giochiamo.

Si mettono in cerchio e giocano, saltano fuori le solite beghe da prima media, su chi ama chi, quando finalmente arriva il turno del tizio che li ha condotti in quel rudere e sceglie verità. Gli chiedono quali fossero le sue intenzioni con la youtuber e lui confessa di non avere per lei alcun interesse (giustamente), ma di averli attirati lì per farli giocare a quel gioco, perché così lui sarebbe potuto sopravvivere.

Si scoprirà in seguito che in quella chiesa fu evocato un demone e quel demone venne rinchiuso in un vaso, successivamente, questo tizio, ruppe accidentalmente il vaso, mentre era lì con altri amici per bere e giocare a “obbligo o verità”, e, da quel momento, il demone prese “possesso” del gioco. Quindi chiunque iniziasse a giocarci era obbligato a dire la verità o eseguire un obbligo, quando il demone lo avrebbe richiesto, pena: la morte.

Una persona razionale già avrebbe preso a padellate il tizio, non solo per la puttanata del gioco, ma anche per averli portati in quella topaia l’ultima serata di baldoria. Comunque, ovviamente, la storia del demone era vera e quando appare alle sue vittime, deformando la faccia di una persona qualunque in una smorfia ridicola, fa la fatidica domanda “obbligo o verità?”. Per evitare di rendere il film troppo ovvio (e breve), non è possibile rispondere sempre “verità”. Altrimenti non si moriva mai. Quindi ogni due verità c’è un obbligo di mezzo obbligatorio, scusate il gioco di parole.

Inizialmente non ci crede nessuno, l’unica a crederci è la protagonista. Il demone manda un sms (!) alla bionda e le scrive di rompere la mano alla sua amica webstar e lei lo fa. Ma dico io, ma un minimo di raziocinio? Non hai ancora le prove che tutto ciò sia vero e prendi a martellate la mano di una tua amica, perché un sms anonimo ti dice di farlo? L’amica, in precedenza, rispondendo sempre all’ordine del demone, ha urlato a mezza scuola che la bionda si faceva anche i bidelli e che il suo ragazzo era quindi pieno di corna. Il gay cinese viene obbligato a dire al padre omofobo che gli piace la banana, l’alcolizzata è obbligata a bersi una bottiglia di vodka camminando lungo il cornicione del tetto, etc. Fino all’obbligo più drammatico: la youtuber viene obbligata a scopare come un’assatanata con il fidanzato bono della bionda di cui, tra l’altro, è segretamente innamorata. Uhh, che tragedia! Mamma mia, diamole conforto.

La mattanza dei bovini prosegue, muoiono quasi tutti, la morte più cruenta è quella dell’amico che, al colloquio con una esaminatrice universitaria, risponde “verità” e poi nega di aver fatto ricette false (gli studenti di medicina negli USA possono prescrivere le ricette mediche? Bah) e il demone lo fa suicidare ficcandosi una penna in un occhio, dando poi a capocciate nel muro, tutto ciò sotto lo sguardo della donna, che presumo sia poi entrata in terapia in qualche clinica. I superstiti fanno le loro ricerche e trovano una suora, che viveva in quella missione in Messico, e si scopre che fu lei a evocare il demone per punire un prete stupratore, ma dico io: la polizia? La mafia del cartello messicano? L’arsenico nel vino della messa? No, un demone. Deciso da una suora poi.

Si fanno spiegare come rinchiudere di nuovo il demone nel vaso, ma falliscono e rimaste solo le due veline, la protagonista e la biondina, capiscono che per sopravvivere non restava altro da fare se non quello di aggiungere nuove persone al gioco, così da far durare il loro turno il più a lungo possibile. Come? La webstar fa un bel video, dove spiega tutte le regole, e lo carica su YouTube, da quel momento in poi tutto il mondo è “infettato” da questo demone demente. E pensate se il demone avesse preso possesso di scala 40! Partite infinite, ma mia nonna sarebbe stata l’unica superstite dell’umanità!

 

Trailer