LA VERITA’ SULLE MAMME PANCINE

Chi mi segue da tempo si domanderà: ma ancora? Ancora c’è gente a cui bisogna spiegarlo? Sì, ancora. Non avete idea di quanto mi sconforti dover parlare di questo in un blog personale che, al massimo, è di intrattenimento. I post delle mamme pancine sono falsi? Questa domanda richiede una spiegazione che molti non comprendono per inettitudine, quindi bisogna partire dai basilari e spiegare prima come funzioni Facebook. Considerate questo post come “la spiegazione suprema”, non ce ne saranno altri sull’argomento. 

Su Facebook esistono le pagine e i gruppi.

  • Le pagine sono tutte pubbliche, come la mia, quella dei The Jackal, quella della Ferragni e quelle delle mamme pancine (con diversi nomi). Le pagine delle mamme pancine funzionano come dei consultori online, le mamme inviano un messaggio alla pagina e la admin di turno condivide il post in anonimo. Io non sono iscritto a nessuna di queste pagine, non ho “il like”, insomma, e i post più surreali mi vengono segnalati via email. Condividere quei post non richiede lo screenshot, sono post pubblici. Mi limito a cliccare sul tasto “condividi”. Alcuni esempi:

Link al post originale

Link al post originale

Link al post originale

Link al post originale

I commenti ai post originali sono “divertenti” e/o “cattivi”, perché parliamo di post che sono stati condivisi sulla mia pagina, quindi quei commenti non sono delle “mamme pancine”, ma dei miei followers. Come nel caso di quella esilarante Sonia del terzo screen.

Come vedete, comunque, sono tre pagine diverse con tre diverse amministratrici, ma ne esistono decine del genere. Queste pagine, che messe insieme hanno molti più followers di me, le gestisco io? No. I link non so neanche se saranno funzionanti per sempre, perché alcune di queste signore, appena si rendono conto di essere stata condivise da me, cancellano il post originale facendo sparire la condivisione. Sono permalose.

Cosa succede quando un post, che ci entra particolarmente nel cuore, viene cancellato? Carico lo screenshot seguendo questi passaggi.

  1. Taglio il nome della pagina da cui viene preso il post. Questo perché l’anno scorso, quando iniziammo con le mamme pancine, le pagine coinvolte mi segnalavano la mia facendomi, in alcuni casi, bloccare l’account. Inoltre, la fonte è irrilevante. Nell’esempio sotto uso uno screen di “Rubrica Lilla”, perché so che dietro non c’è una persona ostile a gestirla, quindi non si arrabbierà se la uso come esempio.
  2. Censuro i cognomi nei commenti e l’avatar di chi ha fatto lo screenshot e metto il mio logo nello screen.

Vi indico, nello schemino qui sotto, con un cerchio rosso, il tasto “condividi” (punto 3) è un tasto presente solo quando i post sono pubblici. Quindi quelli delle pagine. Gli screenshot dei gruppi segreti non li presentano. Questo per aiutarvi a distinguere i contenuti delle pagine, da quelli dei gruppi.

Nè io, né voi, né nessun altro può sapere se dietro a questi messaggi c’è una persona reale o un troll, cioè qualcuno che prende per i fondelli le mamme, noi e il resto dell’umanità. È tecnicamente impossibile. Nè ci ha mai interessato, non sono un giornalista, né un antropologo, né uno psicologo, né un medico, sono un blogger – intrattenitore. Leggo qualcosa che mi suscita ilarità e la condivido, quindi? Quale sarebbe il problema? Volete sapere chi scrive quei messaggi? Benissimo, contattate le amministratrici e fatevelo dire da loro. I messaggi a quelle pagine possono inviarli tutti. A me non interessa saperlo, né mi risponderebbero (giustamente). Visto che violerebbero loro la privacy delle iscritte.

Per quanto riguarda i gruppi, c’è un’ulteriore differenziazione da fare:

  • I gruppi pubblici. Sono quelli che possono essere visionati da chiunque. L’anno scorso condivisi alcuni post del gruppo “Noi mamme che allattiamo anche dopo i 6 mesi“, sempre con lo stesso sistema, pigiando sul tasto condividi. In quel gruppo, però, non viene smistata la posta dalle amministratrici, ma sono le stesse mamme a scrivere pubblicamente le loro esperienze, alcune, spesso, ignorando che il post può essere visto da tutti, anche dai loro amici su Facebook. Perché smisi di condividerne i post? Perché, a mio avviso, le vere vittime lì non sono le madri, ma i bambini che vengono fotografati mentre poppano, bambini grandicelli e chiunque può salvare quelle foto e farci ciò che vuole, per assurdo anche un pedofilo. Internet è aperto a tutti. Perché avrei dovuto essere complice di tutto questo? Smisi. Di questo gruppo si occupò a luglio Giovanni Drogo con questo bell’articolo (clicca QUI) per NextQuotidiano e chiedo a TUTTI i contestatori di leggerlo. Segnalai anche alcune foto raccapriccianti, di bambini di 8 anni attaccati alla tetta, a Selvaggia Lucarelli, che ne rimase inorridita, nella speranza che ci facesse un articolo, cosa che però poi non avvenne. Ma la domanda da porre ai contestatori è: perché Drogo, sebbene sia un collaboratore di una testa giornalistica, oscurò i nomi negli screenshot del suo articolo basato su un gruppo pubblico? Perché il reato di diffamazione è subdolo e puoi rischiare una querela anche se parli di cose pubbliche e identificabili, quindi, perché un giornalista, con le spalle coperte e una redazione, non rischia e nessuno gli dice mezza parola, mentre io, povero Cristo, che non sono iscritto in nessun albo e ho un blog amatoriale, dovrei non mettere le censure ai commenti e ai post dei miei screenshot? Per togliere i dubbi agli amanti dei complotti rischiando di passare un guaio? No, grazie.
  • I gruppi chiusi. Sono gruppi di cui si può chiedere l’iscrizione, ma i contenuti sono visibili solo agli iscritti. Anche di questi ne esistono diversi, se andate sulla pagina “I consigli delle mamme” troverete in alto il loro gruppo chiuso. Questi gruppi, però, sono sempre più pochi e sempre meno interessanti. Dal boom del fenomeno “pancine”, per evitare di far accedere ai gruppi persone “scoccianti”, tipo i miei followers, la quasi totalità dei gruppi chiusi è passata dall’avere una privacy chiusa a una segreta.
  • I gruppi segreti. Sono gruppi in cui si può accedere solo su invito di chi già c’è dentro o, in alcuni casi, solo da chi li amministra. Non vengono trovati nella ricerca di Facebook e per entrarci bisogna fare prima “la gavetta” nei pubblici e nei chiusi, per poi attendere l’invito agli “add day“. I gruppi segreti sono i più numerosi adesso e sono quelli da cui derivano la quasi totalità degli screenshot. Se, come spiegato prima, per quelli pubblici trattati da Drogo è stato necessario censurare le generalità delle commentatrici, vi lascio immaginare cosa si rischia con quelli privati. Violazione della privacy e della corrispondenza privata, oltre, ovviamente, alla diffamazione. La giurisprudenza si divide, visto che non è stata fatta una legge apposita per Facebook, ma la quasi totalità degli avvocati con cui ho parlato concorda sul rischio, incluso il mio. Quindi ecco perché, soprattutto per questo tipo di gruppi, i post sono censurati. Il più importante è quello dell’ormai celebre “Sabrina”, la mamma di Roma che ha creato il suo gruppo con l’aiuto di tale Debora. Nel gruppo di Sabrina, “Pancine, Cuori & Bimbi“, le iscritte inviano i quesiti all’amministratrice e quest’ultima li pubblica in anonimo. Quindi, se Tizia e Caia inviano un messaggio a Sabrina e questa lo pubblica in anonimo, come dovrei io, la talpa o chiunque altro, sapere se si tratti di una cosa vera o di una stronzata? Ecco perché dico DA SEMPRE, che non posso garantire sulla veridicità dei post, ma magari solo quella dei commenti. Nei commenti i nomi io li leggo, prima di metterci le censure nere e, a campione e non sempre (ho una vita), i profili me li vado a guardare, per capire se si tratti di gente comune o di account fake. “Non ci fidiamo di te”, pazienza. Io non mi vado a ficcare in un processo penale per far sentire realizzato un avvoltoio. “I post hanno tutti la stessa grafica” grazie, è quella di Facebook e la talpa lì una è. O le devo chiedere di cambiare, di volta in volta, computer e/o browser web per compiacere un’ameba, realizzando screenshot con impostazioni grafiche sempre diverse? “Alcuni post sembrano scritti dalla stessa persona”, questo nel film Il Codice Da Vinci viene definito “scotoma”, la mente vede quello che vuole vedere Cit. Se un essere ti suggerisce un dubbio, tu non puoi fare a meno di vederlo. Ma comunque, ammesso e non concesso che sia vero, non potrebbe essere la stessa mamma che chiede più cose? La stessa Sabrina che rimaneggia i testi ostrogoti che le mandano peggiorandoli involontariamente? Qualcuno che la prende per i fondelli? Devo essere necessariamente io? Ho detto di ricevere molta posta, da tante persone diverse, ma i post del gruppo della Sabrina arrivano sempre dalla stessa persona.

Altre critiche, sempre ridicole, si basano sull’articolo di L’Espresso di ottobre, dove il giornalista scrisse che io mi infiltro nei gruppi, mentre in altre interviste dico tutt’altro. Io ho sempre dato una e una sola versione dei fatti: non sto in nessun gruppo, non sarei credibile come mamma in incognito. Le mie parole, in tutte le interviste, sono quelle che vengono dopo le domande, le altre considerazioni contenute negli articoli sono farina del sacco di chi scrive il pezzo. Ovviamente per chi è estraneo al mondo del giornalismo risulterà incomprensibile, ma spesso i direttori di redazione indicano un argomento da discutere e tu lo devi fare, non sapendo magari manco qual è il caso da trattare. Quindi ti fai una cultura di massima. È successo pure sabato scorso alla fiera del libro di Roma, dove mi ha intervistato Repubblica. Il giornalista, Fabio Butera, mi ha però chiesto 15 minuti di tempo per leggersi qualcosa su di me scritto da altri, perché non mi conosceva. Nulla di scandaloso, è normale, capita. Non sono Berlusconi. Ne posso indicare però dieci di giornali che su di me hanno scritto solo puttanate, senza manco chiedere conferma. Su uno scrissero che ero un fotografo laureato alla Federico II e che producevo scarpe… WTF? Tre idiozie.

Un altro motivo delle censure ai commenti è legato all’etica. Se condividi la storia di una persona che crede alla fata della casa è un momento di ilarità, se però quella storia la condividi con le generalità della protagonista, non potendo tu garantire per l’intelligenza di quel milione di followers che ti segue su tre social, rischi il cyberbullismo.

Ripetiamo insieme: con i post anonimi non rischi il cyberbullismo, con quelli pubblici sì.

O vogliamo dire che la Bianca Berlinguer è una bulla solo perché ha riso, in diretta su Rai3, dopo aver letto un paio di screen anonimi? Ci sono esempi ben peggiori sui quali riflettere. Parliamo di questa ragazza che fece il provino per il GF qualche anno fa. Firmò, ovviamente, una liberatoria prima del provino e quindi le immagini possono essere legalmente utilizzate da Mediaset.

Tutta Italia in quel periodo la prendeva per il culo e se si fosse suicidata come Tiziana Cantone? Di chi sarebbe stata la colpa? Della Gialappa’s Band? Di Mediaset? Eppure non lessi un rigo sull’argomento all’epoca, da nessuna parte. Abbiamo una ragazza riconoscibilissima, che fa una stronzata e che è finita su una TV nazionale e poi, per mesi, umiliata su Internet. Dove erano quel giorno le “femministe” fanatiche che accusano me di maschilismo e misoginia? Io che sono il più femminista che si poteva sperare di beccare a ricoprire questo ruolo. Non c’è nulla di più maschilista del dire che una donna che sbaglia può essere criticata solo da un’altra donna. Io sono anche contrario alle quote rosa nella politica se proprio devo essere sincero, in Parlamento dovrebbero esserci le persone più competenti e queste potrebbero tranquillamente essere a maggioranza donne. Un Parlamento con 600 Rita Levi Montalcini non mi farebbe affatto schifo. Sono, da sempre, schierato verso la libertà femminile e contro ogni tipo di discriminazione. Ho detto cento volte che le donne non sono incubatrici e che sono liberissime di non desiderare né figli, né matrimoni, né lavori del cazzo. Vengo seguito da mezzo milione di donne italiane, tutte capaci di intendere e volere e che non si sentono affatto manipolate da me. Donne che dicono NO all’ignoranza retrograda, prendendone le distanze, e che non mi considerano assolutamente né maschilista, né misogino.

L’etica. Prendiamo a esempio il caso della signora che condivisi il mese scorso, scrisse il suo commento “surreale” sotto a un articolo di Giornale di Sicilia, una pagina pubblica, quindi non era manco necessario mettere le censure essendo Facebook by Facebook. Ma le misi lo stesso, magari se poi andate su quella pagina, e scavate fino al 2 novembre, il commento della signora lo trovate ancora lì, non lo so. In questo caso la censura è servita per evitare alla signora lo shit storm, quindi il cyber bullismo.

La signora contestatrice che preferisco rivelò tempo fa una massima “sono stata per due mesi in un gruppo pubblico di mamme e i post che condivide il signor distruggere non li ho mai visti lì, quindi le mamme pancine non esistono“. Che è un po’ come dire che i francesi non esistono, perché a Salerno in 32 anni non ne ho ancora mai incontrati. Stiamo agli stessi livelli in fatto di logica. Sarà che cerca nei posti sbagliati? Esistono altri luoghi in cui lei, mia cara, è assente. Poi, sempre perché dobbiamo ridere, scopro che questa signora è, per sua stessa ammissione, una ex amministratrice di gruppi per mamme, ma non si chiama Sabrina, inoltre, produce e vende oggetti sul tema della maternità. Quindi le mamme, e anche le pancine, sono sue clienti. Sentite anche voi il profumo del conflitto d’interessi?

Un’altra signora, in una discussione su Facebook, mi diede del Down obeso. Signora cara, solo una mente malata e becera può usare la sindrome di Down come insulto. Si vergogni e, in teoria, anche l’obesità è una malattia. Queste critiche poi te le immagini magari da una Angelina Jolie, vai invece a visitarle il profilo e becchi una con l’physique du role per interpretare lo zio Fester. Questa fatemela passare.

Quindi: le pancine non esistono secondo queste signore? Beh, di diverso avviso furono, ai Macchianera Internet Awards, le due amministratrici del sito “Pianeta Mamma” che, durante il ritiro del premio, dissero qualcosa sulle mamme pancine al minuto 36:10. Cliccando play dovrebbe partire in automatico il pezzo.

Ahh… quindi “noi non possiamo fare quello che fa il Signor Distruggere, abbiamo punti in comune, vorremmo passargli noi il materiale, ma non possiamo“… sono quindi mie complici nella balla delle pancine? Non credo e non oso manco immaginare cosa arriverà nella loro posta ogni giorno.

Un caso esilarante fu quello di una contestatrice, sotto al video della trasmissione di Rai3, dove mi accusò di falso, perché gli screen in Tv erano falsi. In uno di questi si vedeva “il lucchetto” della privacy di Facebook, quindi non potevano essere di un gruppo o di una pagina. Le spiegai che quello mostrato in TV non era lo screen originale e che in Rai li hanno deliberatamente modificati, per questioni di grafica e leggibilità, togliendo gli errori ortografici. Non voleva saperne, finché non intervenne, a sorpresa, proprio un esponente della Rai che le fece fare la figura che meritava.

Una nota carina va anche a un signore che su Twitter, essendo egli incapace di proferire una critica senza cadere nel turpiloquio, ha dedicato un tweet a mia madre e alle seghe che farebbe con i piedi (è questo il livello, signore e signori), si è beccato una querela per questo tweet, fatta questa mattina, fresca fresca. Speriamo che a giudicare questa sua spiritosissima battuta ci sarà lo stesso giudice che ha condannato la Lucarelli per un tweet, assai più sobrio, nei riguardi della D’Urso. Come ho già detto in passato, tutti i risarcimenti danni, quando e se arriveranno, andranno in beneficenza a Cure2Children. Tutto questo livore contro di me non riesco a immaginarlo neanche per il mio peggior nemico della vita reale. Non mi aspetto neanche che venga a scusarsi per i toni, nella speranza che la querela io la ritiri, sono certo che vincerà l’orgoglio. Anzi, mi aspetto di dover tornare ancora e ancora in questura per arricchire il tutto con nuovi elementi. Una querela al giorno, vedremo chi si stancherà prima, tanto sono gratis. La fortuna vuole che gli uffici io li abbia a 80 metri da casa, nel 1985 mia madre, quella delle seghe con i piedi, fu lungimirante a scegliere un appartamento così vicino alla questura.

Condivisi, mesi fa, un paio di torte che poi si rivelarono essere dei fake, credo di averlo comunicato in pagina dopo manco 12 ore dalla pubblicazione, evidentemente troppe, prima di essere etichettato definitivamente come pallonaro, non capendo che non essendo la mia un’inchiesta, non ho né il motivo, né l’interesse di decantare la sola verità. La gente da me si diverte per i commenti dei followers e relativamente per i reperti surreali che vengono proposti. Ma è proprio questo il punto, il non accettare che sia io stesso a non mettere la mano sul fuoco in merito ai post, che sia io stesso a dire che potrebbero essere dei fake, è questo che brucia. Senza contare le loro arrampicate sugli specchi. Mi hanno indicato lo screen in cui la mamma chiede la ricetta dei dolcetti a forma di testa di neonato. In quello screen la signora non dice di averli fatti lei, dice di aver visto la condivisione di quella foto, di aver chiesto la ricetta a chi la foto l’aveva condivisa, di aver ricevuto una risata in faccia (giustamente) e fine. Scoprono i detective di Twitter che quella foto viene dal profilo Instagram di un artista… quindi? La pancina non dice di averli fatti lei, ma di aver visto la condivisione di quella foto. Perché dovrebbe essere poco probabile che qualcun altro abbia condiviso la foto in questione? Io, sul mio profilo personale, di foto divertenti ne condividerò una decina al giorno. Non comprendo l’eccezionalità della cosa e lo scoop.

“Vincenzo ma non starai esagerando?” No, bisogna imparare a moderare la bocca quando ci si rivolge a estranei. A ottobre la scrittrice Giada Sundas scrisse un articolo molto critico su di me, mi avete mai sentito dire una mezza parola sulla signora Sundas? No. Anzi, l’articolo l’ho addirittura inserito nella mia sitografia, appunto perché qui non si accettano “solo complimenti“. La signora Giada è una persona perbene che ha espresso le sue opinioni e le sue critiche in maniera civile, quindi va rispettata. Perché mai avrei dovuto attaccarla o insultarla? Non è proprio nella mia indole, non ho mai insultato nessuno sulla mia pagina.

Invece la mole di insulti e minacce che negli ultimi mesi hanno riguardato me e la mia famiglia, sono davvero indecenti. Avete presente la canzone di Rovazzi “Volare“? Nell’intro Maccio Capatonda dice a Fabio “la gente ti odia perché hai successo.” È vero, è fottutamente vero. Fino a luglio mi seguivano in 250.000, erano comunque tanti e tutti sapevano le cose che sto spiegando qui oggi, ma mai mi era successa una roba così. Tre mesi fa minacce di morte a mia nipote che è una bimba piccola che per alcuni sarebbe “da sgozzare”, minacce agli eventi e alle fiere in cui mi invitano, le ultime la settimana scorsa e altre al salone del libro di Torino, diffamazioni di ogni tipo. Quando la pagina della moderatrice accettava la posta, le arrivarono anche foto di cazzi presi chissà dove. Una ragazza, una follower che aveva preso le mie difese in una discussione venne tacciata di “cesso a rotelle”, perché nella sua immagine profilo stava su una sedia a rotelle. Non si fermano davanti a niente. Tutto ciò contro uno che intrattiene chi vuole essere intrattenuto da lui e che non ha mai imposto la sua presenza ad alcuno, né con la sua pagina, dal 2011, ha mai fatto spam altrove o proselitismo. L’anno scorso grazie al blog venne pizzicato un pedofilo e chi di voi c’era all’epoca se lo ricorderà, non conto neanche più quanti sono gli annunci di lavoro vergognosi che riusciamo a far rimuovere e chiudere grazie alle mie condivisioni. I media nazionali dicono che gli screen delle mamme pancine sono autentici? Lo dicono loro, io non l’ho mai detto. Io li ricevo, li leggo, li seleziono, mi fanno ridere e li condivido. Punto. Che contattassero le amministratrici di pagine e gruppi per farsi dire la verità. Se dietro c’è una comunità di pazze o poche menti malate.

Non mi piegate e le 500 persone che sono venute sabato a Roma, facendo un’ora di fila solo per conoscermi, me ne danno la volontà. Continuerò a fare quel che faccio, finché non schiatto e il tempo delle polemiche è finito.

Quindi questo è quanto.

… se però leggerete, ancora, le solite idiozie che ho confutato in questo articolo, incollatelo alle capre. La corte dei miracoli la boccuccia continuerà ad aprirla a sproposito lo stesso, ma almeno avrete fatto divulgazione. Invito anche tutte voi, talpe nei gruppi, le mie “puttane di Distruggere”, di scrivere un commento su Facebook o Twitter, sotto a questo articolo, palesandovi appunto come “io sono una puttana di Distruggere”. Senza specificare cosa avete segnalato e quando, anche se magari la vostra segnalazione poi non l’ho più condivisa, vediamo se davvero non esistete neanche voi.

E a tutti gli altri che stavano qui credendo di leggere Focus, vi libero dal mio incantesimo, potete andare via.