ADDIO FOTTUTI MUSI VERDI – LA RECENSIONE

Addio Fottuti Musi Verdi, il primo film al cinema dei The Jackal. Chi non conosce questo gruppo di videomaker napoletani avrà vissuto gli ultimi 10 anni in un reparto di quarantena, perché non è possibile. Io iniziai a seguirli su YouTube praticamente da subito, tant’è che sulla mia pagina Facebook, già nel 2011, condividevo spesso i loro lavori, partecipando anche come comparsa a un episodio della loro webserie LOST in Google. Sono stato invitato alla prima di questo loro film a Napoli lo scorso 7 novembre. Potevo non andarci?

Il film, per la regia di Francesco Ebbasta (Capaldo all’anagrafe), è una commedia di tipo demenziale platealmente esilarante. La cosa che sconcerta lo spettatore è il realizzare di stare guardando un qualcosa che è stato prodotto in Italia. Io non me ne capacitavo.

Ciro Priello è un grafico che vive nel precariato più totale. Per via di un equivoco invia, per sbaglio, il suo curriculum nello spazio e gli alieni lo assumono, PAGANDOLO. Superato lo shock del primo stipendio accreditato, il terrestre inizierà a capire che gli alieni non hanno però ottime intenzioni.

Il tema del precariato giovanile è sempre attualissimo e questo perché, così come ci ricorda la nostra Costituzione, l’Italia è un Paese fondato sullo stage. Infatti il mio primo libro parla proprio di questo argomento.

Partiamo dalle cose che mi hanno positivamente provato:

  • Fabio Balsamo, che nel film è uno dei personaggi principali, è un caratterista assurdo. Fenomenale;
  • gli effetti speciali sono perfetti. Anche se non mi aspettavo nulla di meno;
  • non voglio fare spoiler, ma c’è una guest star che ho totalmente rivalutato dopo questo film e c’è una scena, verso la fine, che mi ha fatto pisciare sotto. Chi lo ha già visto avrà capito;
  • le scenografie dettagliatissime, dal monolocale di Ciro agli uffici nell’astronave;
  • gli attori di Gomorra fanno morire. Quel trash che fa ridere;
  • chi segue da anni i The Jackal non potrà non notare le numerose citazioni ai lavori precedenti.

Le critiche

  • Il trailer l’ho trovato un po’ confuso, non so se fosse una cosa voluta, ma non sembra quasi che parli dello stesso film;
  • alcune scene le ho trovate molto lunghe, tipo quella del brindisi al bar, e stonano un po’ con altre in cui l’azione è molto velocizzata;
  • l’umorismo di Ciro è basato molto sulla sua espressività, ma non può esserci solo quella. In alcune scene la battuta c’era, ma non era tale da giustificare la reazione del protagonista, quindi questo elemento appariva ripetitivo. Questo, ovviamente, non dipende da Ciro, ma da chi ha scritto i testi;
  • la parentesi del ristorante napoletano gestito dagli asiatici o non l’ho compresa o non mi è chiara la parodia. Non è un fenomeno che esiste. I cinesi si trovano ovunque, nelle altre città ne ho viste di pizzerie con pizzaioli stranieri, ma a Napoli non mi è mai capitato. Se voleva essere solo una situazione umoristica, ok, l’attore poi che fa il capo è fantastico. Ma se invece voleva avere un significato più profondo, una qualche denuncia sociale… allora no. Non trovo riscontri con la realtà. I cinesi a Napoli aprono i ristoranti cinesi e i negozi di casalinghi, fine.

È un film che parte con uno svantaggio molto forte per la “critica”, vale a dire quello di essere un prodotto nato da creativi del web, da youtubers. Termine che viene spesso utilizzato in maniera offensiva. Lo si è paragonato a L’Alba dei morti dementi di Edgar Wright, evidenziando tutti i suoi limiti e le sue pecche, ma è un film con una sua identità. Non cerca di emulare nulla, a parer mio. Io non sono andato al cinema credendo di beccare il film segreto di Fellini, ma in un panorama come quello italiano dove, da trent’anni, si propongono continuamente commedie kitsch dette “cinepanettoni”, una ventata d’aria fresca era quello di cui si aveva e si ha bisogno. Consiglio quindi di vederlo per un’ora e mezza leggera in compagnia di personaggi che negli anni abbiamo comunque imparato a conoscere e apprezzare.