THE INFLUENCER – LA RECENSIONE DISTRUTTIVA

Allora, iniziamo dalle basi. Chi è l’Influencer? L’Influencer è un individuo che, mediante il suo seguito sui social network, riesce a “influenzare” l’opinione di chi lo segue verso un dato prodotto, idea o ideale. O almeno questa è la definizione che mi diede a un seminario un docente di Harvard. Anch’io, signore e signori, sono un Influencer. Anche se non promuovo vestiti, ma lo sono mediante i miei punti di vista sull’attualità, sulla politica e sul mio stile di vita. Non parliamo di lavaggio del cervello, ma di un modo di raccontare storie e realtà che suscitano poi una reazione nel chi le ascolta. Esempio: una pancina d’amore ci racconta, su Facebook, che allatta suo figlio di dieci anni. Io condivido il post con un mio punto di vista sulla questione “allattamento nella pubertà/madri psicopatiche”, i followers si disgustano e, come reazione, le vanno quindi poi a fare uno shitstorm. Ognuno ha i suoi poteri. Forse mi sarei dovuto concentrare sull’abbigliamento, ne avrei ricavato diversi benefici: vestiti gratis, soldi degli sponsor e zero nausee quotidiane nel vedere i reperti fotografici liquamosi delle pancine, che i followers mi girano credendo di compiacermi.

Ma basta parlare di me, parliamo di questo nuovo programma televisivo su Real Time: The Influencer.

Per prima cosa mi concentrerei sulla scelta dei tre protagonisti. Ignorante sul programma ero davvero curioso di conoscere queste personalità che, cito: sui social sono delle vere e proprie star che hanno il potere di orientare i gusti.

Di web-star e Influencer ne conosco tanti, dal vivo, conosciuti a eventi, o anche solo telematicamente. Per la maggior parte brava gente, poi certo, c’è sempre il caso umano anche in questo mondo, ma evitiamo querele e concentriamoci sulla recensione. Diciamo quindi che la curiosità di sapere chi c’era dietro era tanta.

Rullo di tamburi: Paolo Stella, Eleonora Carisi, Candela Pelizza… Ehm, chi? Mai sentiti.

Cioè non è che qui si è scelto un settore specifico del mondo social, e cioè il fashion, ma si è pescata la nicchia, della nicchia, della nicchia. Non è che mi potevo aspettare la Ferragni (che appare però in un cameo), ovviamente, anche se sarebbe stato carino ascoltare con la sua voce i consigli che detta nel suo libro (da me recensito), sullo stile che dovrebbe avere l’universitaria media. Ricordiamo? L’universitaria ha bisogno di una borsa più robusta e strutturata, come quelle di Célin (3000 euro), o una Birkin Bag di Hermès (7000 euro). Ah poi alla laurea ci deve andare con la Prada (3000 euro) e con ai piedi le Jimmy Choo (700 euro). Chiaro no? Spendi 1000 euro di tasse, in media, per un anno accademico e 15.000 per tre borse e un paio di scarpe. Chiara, Chiara, come faremmo senza i tuoi preziosi consigli?

Il primo episodio ci introduce nel mondo da sogno di questi tre personaggi. In questa realtà alternativa distopica i tre sono sempre assediati dai paparazzi, che manco Brad e Angelina se si mettessero a fare sesso in piazza san Pietro. Poi ci viene spiegato, tra le righe, che sono fotografi pagati da loro per seguire le loro mosse e fare foto decenti. E questo, lo confermo, è vero. I fashion blogger di livello medio/alto non si fanno quasi mai foto col cellulare, ma hanno sempre il fotografo appresso. Visto che per arrivare a campare di questo ci vogliono anni, questi personaggi dal lunedì al venerdì hanno vite e lavori normali, poi il sabato e la domenica li trascorrono a zonzo col fotografo e 14 cambi d’abito per dare materiale a Instagram per la settimana successiva. Un lavoraccio.

Paolo Stella, l’Influencer con 11.600 followers su Facebook (io ne ho 215.000), ci dice “Noi siamo persone normali che hanno vite straordinarie“. Tutto perché ti invitano alle sfilate? Woow. Per chi non lo sapesse, io per lavoro gestisco uno store multibrand di beni di lusso e nell’ultimo anno mi sono fatto sia la Paris Fashion week che la Milano fashion week. Inviti come se piovesse. Da Versace, poi, la signorina che mi assistette mi rimpinzò di biscottini (che tenera la medusa nel fondo tazza qui sotto in foto), da Marni ci uscì un giapponese a pranzo e l’anno scorso Dolce & Gabbana diedero una festa per i trent’anni di attività, a quella festa esclusivissima c’era la qualunque. Pure la signora dei piccioni di Mary Poppins, ma straordinarie de che? Basta un minimo aggancio e puoi essere ovunque.

Una cosa che, invece, realmente invido è la loro possibilità di viaggiare. Quello sì, lo ammetto. Chissà però se è proprio come la raccontano… mha. Sono scettico.

Tornando a Paolo Stella trovo molto spontanea la sua interpretazione, carina la scena in cui si sveglia in un letto di prima mattina, con il capello perfetto e il cane già pronto per fargli le coccole. Che tenerezza. Ma come avrà fatto, la sera prima, a prendere sonno sapendo che nella stanza ci sarebbe stata la troupe di Real Time a filmare il suo risveglio 8 ore dopo? O magari gli avrà fatto il duplicato della chiave di casa, così da permettere al cameraman e ai tecnici delle luci di entrare in punta di piedi e collocarsi lì in un angolo.

Carina anche la scena in cui stanno in agenzia e si guardano gli inviti ricevuti per le sfilate. Il Paolo “Da Louis Vuitton ci andiamo ovviamente?“. Certo, ovviamente. Con un tono di sufficienza che manco stesse parlando dell’ente che organizza la sagra della castagna. Comunque, non lo volevo dire, ma non si dice “Louis Vuitton”, ma “LiVorno”! Questa la capiranno i miei seguaci più affezionati, tutti gli altri possono cliccare qui.

I ragazzi vanno quindi a una sfilata e lì la Eleonora si presenta con un cappotto di pelliccia preso direttamente in prestito a Jon Snow di Grande Inverno, segue momento intervista in un bagno (giuro) e chiusura generale con video su Instagram.

È Instagram il vero social di questi personaggi semi sconosciuti. Un mio carissimo amico, ex social media manager della Ferragni e della Marcuzzi, me lo dice sempre: per avere successo devi usare Instagram e per salire con i numeri devi spogliarti. Io per il momento preferisco ancora farmi seguire per quello che dico e non per il mio aspetto, ma magari si cambierà. Non voglio predire il futuro, sul mio profilo Instagram potrebbe arrivare quindi anche il nudo.

In definitiva che dire? Non è un programma pessimo, partiamo da questo presupposto. Forse lo avrei fatto diverso, questo sì. Avrei messo qualche volto un po’ più noto e avrei sorvolato su alcune banalità. Se proprio siete curiosi guardatelo, ma sopravviverete anche senza.

Desideri un’altra recensione da Distruggere? Ottimo!

Seguilo su Facebook e Twitter, basta un click qui sotto.