CUCINE DA INCUBO – LA RECENSIONE DISTRUTTIVA

Non lo faccio di proposito. Lo giuro. Non scelgo una cosa che piace a tutti per il solo gusto di parlarne male. La verità è che io ho problemi di alimentazione, nel senso che seguo un regime alimentare, per via della palestra, estremamente difficile e rompi coglioni. Per cercare di contenere il senso di fame che spesso la sera mi assale, mi distraggo come posso. L’altro giorno, su YouTube, becco le puntate pirata di Cucine da Incubo Italia, con lo chef Antonino Cannavacciuolo, e mi sono detto: “magari guardare piatti nauseabondi mi aiuterà”. Guardo un episodio e la mia prima impressione è stata positiva, l’ho trovato carino come programma. Partiamo dal presupposto però che, se non si parla del telegiornale, tutto quello che vedo in tv lo considero in automatico: falso, recitato, ingigantito e pateticizzato. Quindi io parto sempre con i piedi di piombo, ma quello che ho compreso nella visione degli altri episodi mi ha realmente lasciato perplesso.

Allora, tutti gli episodi seguono lo stesso identico schema. Lo stesso. Leggetevi questo riassunto e poi guardatevi una puntata a caso e venite in seguito qui a dirmi se non ho ragione. So benissimo che il programma copia il format di quello inglese, ma questa più che una scusa la considero un’aggravante.

  • Inizia la puntata e il Cannavacciuolo, parlando con il nulla, elenca una serie di sue considerazioni/critiche personali sull’esterno del locale. E lo fa con delle doti recitative che quasi, quasi, mi convincono, facendomi però rivalutare, totalmente, quelle del cast di The Lady. Giustamente è uno chef, non un attore. Quindi se lo metti a recitare una parte il senso del ridicolo lo si sfiora in un attimo;

  • lo chef arriva sorprendendo i titolari e i dipendenti del locale. Strano che non abbiano notato la troupe della FOX che stava già dentro a riprendere la scena della sorpresa, né il loro furgone nel parcheggio, né la strada chiusa al traffico per le riprese degli esterni a partire dalla mezza giornata precedente. Questi sbadatoni. Io ho lavorato tanti anni nella ristorazione, tizi con telecamere e luci che entrano e si mettono nell’atrio d’ingresso probabilmente li avrei notati, ma io sono un pignolo;

  • lo chef si accomoda e ordina dal menù una serie di cose che, puntualmente, mettono la cucina in crisi. Non c’è quasi alcuna materia prima. Avranno dimenticato il suo arrivo, per questo il frigo è quasi vuoto. Avranno anche dimenticato di dover aprire quel giorno il ristorante, visto che se non andava lo chef, comunque, avrebbero dovuto cucinare per qualcuno. Hanno anche dimenticato la candidatura al programma “Cucine da Incubo”, i provini svolti negli studi della FOX, i colloqui, le liberatorie da dover firmare, i soldi ricevuti per la collaborazione e l’annuncio della data di inizio riprese. Una mano di spugna su tutto quello che, probabilmente, rappresenta la cosa più importante della loro vita. Forse però c’è una spiegazione più semplice: magari, cucinando di merda, forse addirittura cadaveri, si saranno infettati tutti con il morbo Creutzfeldt-Jakob e la memoria è la prima cosa che viene a mancare. Anni e anni di Dr House servono a qualcosa;

  • Segue spesso il “momento genio”. Il cuoco locale decide di improvvisare qualche piatto, così da potersi scavare la tomba. Del tipo: Ah, ma abbiamo qui a giudicarci uno chef internazionale, rendiamogli la vita difficile proponendogli delle cozze congelate da sei mesi, con maionese, mostarda, nutella e panna.

  • i piatti che vengono portati allo chef fanno sempre cagare. E questo capita sempre, in tutte le puntate. Hai un solo cliente nel tuo ristorante, uno chef famoso che deve giudicarti, e non ti applichi nemmeno un minimo? Cioè una volta al liceo dissi a mia nonna che le avrei portato a pranzo una compagna di scuola (che per i nonni era sinonimo di fidanzata), staccò il telefono, spense la tv e quel giorno a tavola mancava solo Lumiere a cantare, mentre i piatti incantati formavano al centro la torre Eiffel;

  • il cuoco del ristorante non apprezza le critiche del Cannavacciuolo ai piatti provati, attenzione, le prime critiche. Quelle sui primi piatti, poi, come da copione, penderà totalmente dalle sue labbra;

  • lo chef, dopo la cazziata generale allo staff e al cuoco, si congeda annunciandosi per l’apertura serale del ristorante. Apertura caratterizzata con un fior fiore di clienti, che per essere un ristorante scadente ha più coperti del più rinomato all you can eat della città;

  • il Cannavacciuolo segue l’evolversi della serata dalla cucina e ogni tanto esterna qualche perplessità, critica che poi, puntualmente, i clienti palesano ai camerieri con tanto di telecamera in faccia. Il caso vuole che. I locali cucina sembrano sempre ambientati nelle fogne di Calcutta, ragnatele, grasso, polvere, mobili neri e strofinacci lerci. Ah ma giusto, non c’è stato il tempo di pulire, lo chef è sopraggiunto a “sorpresa”!

  • La serata, ovviamente, è terrificante. E lo chef, prima, durante una pausa, esce fuori dal locale per conferire con il vento una sua massima, poi, a fine servita, fa una merda tutti i presenti;

  • poi c’è il momento patetico, copiato forse alla D’Urso, lo chef diventa psicologo e terapeuta. Risolve il caso umano della puntata, il litigio, la gelosia o la disputa familiare. Questi conflitti vengono risolti grazie alla tecnica psicologico – comportamentale costruttiva, che prevede un simbolico gioco di squadra per aumentare la sintonia del gruppo. Ed ecco che dopo una partita di basket, o di calcetto, o qualcosa che cementi i componenti, miracolosamente vanno poi tutti d’amore e d’accordo. E questo alla faccia di anni e anni di psicoterapie, Freud levate;

  • lo chef tiene una lezione di cucina al responsabile del ristorante oggetto della puntata, umiliandolo. Poi propone un suo menù, il cui ingrediente principale è il frullatore, che riceve solo ovazione da parte di tutto lo staff. Piatti “semplicissimi” e “genuini”, che però solo a guardarli non si saprebbe neanche da dove dover iniziare per prepararli. Ovviamente bisogna dare la falsa idea che sia stato proprio il Cannavacciuolo a cucinare per tutti i presenti. Sicuramente. Non ha importanza se il ristorante è una bettola, se si trova fuori a una discarica o se ci vadano solo i camionisti, da quel momento in poi piatti elaborati e decorazioni da Gambero Rosso. Poi, in più di un episodio, ho notato la presenza dei “rotoloni regina” con etichetta ben in vista sulla scena. Lo chef dice qualcosa tipo “passami un foglio da cucina”, anche se non gli serve a nulla, giusto per dare una scusa alla telecamera di inquadrare quello che presumo essere lo sponsor. Una presenza decisamente velata;

  • “la squadra dello chef” ristruttura il ristorante, anche se, ovviamente, non si tratta della squadra dello chef, che di mestiere cucina e non fa l’interior designer, ma di una ditta pagata. Ristrutturazione che il montaggio suggerisce avvenire in una notte, manco la fata Madrina. La reazione dello staff alla vista del nuovo locale è da sindrome di Stendhal. Bellissimo. Immancabili i cestini di paglia come lampadari, li ho notati in almeno tre ristrutturazioni;

  • riapre il ristorante e arrivano i primi clienti, non comparse eh, clienti. I commenti per il nuovo stile di arredamento sono ovviamente entusiasti. La scena in cui viene detto loro che sarebbero stati ripresi e che era necessario firmare le liberatorie per poter utilizzare poi le immagini, non viene mai mostrata. Giustamente, perché spezzare questa magia nel telespettatore?

  • i clienti iniziano a compiacersi tra di loro per la bontà dei piatti. Tutti i clienti. Sarò io un disamorato nel non esternare un cazzo quando mangio, però vabbè;

  • durante la serata meravigliosa al cuoco prende l’ansia. Quindi Cannavacciuolo riprende il suo ruolo da Taylor Forrester e gli fa terapia nel retro del locale, che puntualmente funziona subito, grazie a un paio di banalità e frasi fatte. Altro che lo xanax;

  • tutti i clienti, di loro iniziativa e in tutte le puntate, chiedono la presenza del cuoco in sala per poter fare un applauso. Manco per Mozart tutto questo riguardo;

  • la serata finisce benissimo, lo chef saluta tutti con altre perle di saggezza e se ne va con la sua auto da solo. Mi aspettavo almeno con un rotolone regina seduto accanto. Immagino che poi la troupe, che lo riprende mentre si allontana, tornerà a Roma a piedi o in taxi.

 

Benissimo. Guardi un episodio e ci credi, guardi un secondo episodio e gridi al caso, ma se poi questo cazzo di schema me lo usi in tutte le puntate, il dubbio che sia tutto recitato a tavolino mi sale. O no? Anche perché se poi andate su TripAdvisor a cercare i ristoranti in questione, alcuni hanno chiuso definitivamente baracca e burattini, altri hanno sfilze di recensioni negative, anche dopo la puntata, che manco Alitalia sul menù di bordo. Questa favola a lieto fine è una puttanata. Dopo aver letto questo  articolo guardatevi una puntata a caso di Cucine da incubo e poi ditemi se sono esagerato. Perché lo fanno? Beh, i ristoratori per ovvi motivi: per soldi, per pubblicità al locale, per divertirsi, per una ristrutturazione gratuita, etc etc. Cannavacciuolo lo fa anch’egli per ovvi motivi, bisogna solo capire voi: quali sono i motivi per cui vi guardate una roba del genere?

ps.

Per i miei prossimi eventi mi troverete domenica 14 maggio all’Adunata di Feudalesimo & Libertà – info qui

Mentre nei giorni 19 – 20 e 21 sarò al salone del libro di Torino allo stand della Echos Edizioni.

 

Desideri un’altra recensione da Distruggere? Ottimo!

Seguilo su Facebook e Twitter, basta un click qui sotto.