PROF.SSE DI STORIA DELL’ARTE SESSUALMENTE FRUSTRATE

Qualche tempo fa andai a visitare il Museo archeologico nazionale di Napoli che è certamente il più importante al mondo sulla storia romana (semplicemente perché Napoli ha potuto attingere per secoli alle città romane sepolte dal Vesuvio a differenza di Roma stessa).

Tra le statue della collezione Farnese c’è quella di Antinoo, ma chi fu Antinoo?
Gli scolari in visita al museo quel giorno devono esserselo chiesto, visto che la gentile prof.ssa di “artistica”, che in teoria dovrebbe anche essere un’esperta in storia dell’arte, munita di pacchiano crocifisso al collo, la saltò deliberatamente dalle sue rozze spiegazioni. Forse per non sconcertare i fanciulli con la terribile storia che c’era dietro a quel pezzo di marmo di 2000 anni fa, o magari perché essendosi laureata per corrispondenza ignorava proprio chi fosse.

Antinoo fu un giovane greco bitinese bellissimo.
Intorno al 124 d.c. l’imperatore romano Adriano durante uno dei suoi viaggi passò per Bitinia e appena lo vide lo volle con se come compagno. Il giovane accompagnò quindi l’imperatore durante tutti i suoi viaggi diventando il suo amante, con buona pace della moglie di Adriano che era rimasta a Roma a fare l’uncinetto.
Successe però che durante una traversata del Nilo nel 130, Antinoo cadde in acqua e morì.
Adriano non si diede pace, per prima cosa lo rese immortale dichiarandolo una divinità, diritto che spettava solo ai membri della famiglia imperiale. In tutto l’impero dall’Europa al Medio Oriente, l’immagine di Antinoo fu la più riprodotta per anni, anche sulle monete, ovunque egli andasse aveva la necessità di vederlo (questo è il principale motivo per cui le statue di Antinoo a oggi sono tra le più numerose e le meglio conservate). Nel punto dove fu ritrovato il corpo, fondò una città, Antinopoli d’Egitto, di cui oggi restano solo alcune rovine. Il cadavere venne poi con ogni probabilità portato a Villa Adriana a Tivoli sepolto nell’Antinoeion.

Adriano non si fermò, dopo aver passato diverse notti a fissare le stelle alla ricerca del suo amato, impose agli astronomi dell’epoca di modificare il nome della costellazione dell’Aquila in “Antinous”.

Morì a 62 anni non ebbe mai figli e non si “rifece” una vita con nessun altro.
Adriano viene ricordato dagli storici come un imperatore buono, che preferì dedicarsi al popolo più che all’espansione dell’Impero (a parte un piccolo genocidio nel 135 a Gerusalemme), fu anche il primo imperatore a portare la barba e a parlare con la gente, umanizzandosi.

Le statue originali di Antinoo e di Adriano conservate a Napoli sono messe una di fronte all’altra come se si guardassero. Grazie a esse i due sono realmente divenuti immortali.

Tutto questo per dire alla gentile prof.ssa che la storia dell’arte andrebbe raccontata sempre, anche perché almeno si sarebbe fatta un po’ la bocca, dubito che il marito possa essere al pari di Adriano in fatto di romanticismo, e la sua somiglianza a una betoniera mi rende difficile immaginarla al fianco di un fotomodello con la fisicità di Antinoo.

Poi va beh, per quel che ne sappiamo magari Antinoo potrebbe essersi suicidato perché era eterosessuale e non ne poteva più di essere sodomizzato dall’imperatore, però a noi piace la storia romantica.

ps.

La statua in foto è di Antinoo, ma non è quella conservata al museo di Napoli, bensì è quella del museo di Venezia.