LE MAGHETTE E IL DISTURBO DISSOCIATIVO DELL’IDENTITÀ

Dopo il post su Candy & Georgie, mi è sembrato doveroso indagare su altri esempi di instabilità mentale: le maghette dello studio Pierrot.

Iniziamo da Creamy. Qual è la prima cosa che fareste se un bastone a forma di cuore vi concedesse il potere di trasformarvi in un’adulta con i capelli glicine abbigliata Desigual? Ovviamente la risposta non può che essere: la cantante. Già, il gusto del proibito per la castissima Yu Morisawa consisteva in quello, immaginiamo invece cosa sarebbe successo se questo potere lo avesse avuto Melissa P, altro che Toshio… e altro che bacchetta a forma di cuore! Comunque riflettendoci, sarebbe stata un’arma a doppio taglio in Italia, come minimo «pampulu-pimpulu-parim-pampùm…» e ti ritrovavi nel corpo della Tatangelo, magari con Gigi D’Alessio sopra di te. Ma anche no.

Tornando però alla storia, c’è questa ragazzina (vestita sempre uguale), che si trasforma in una ragazza un po’ vamp che non appena mette il piede fuori casa, viene subito adocchiata da un responsabile di una azienda discografica, che non poteva che chiamarsi “Jingle Pentagramma”. Basandosi esclusivamente sulle doti estetiche della tizia, Jingle, la piazza immediatamente su un palco a cantare in diretta. Subito un successo trionfante, questo sebbène la sua prima canzone facesse solo “dùdù dùdù dùdù”, a questo punto credo che sarebbero da rivalutare anche le Lollipop, i testi lì almeno raggiungevano le tre sillabe.

Quando poi il presentatore le chiese il suo nome, la ragazza non poté che pensare al nome del negozio di crêpe dei suoi genitori «mi chiamo Creamy… la dolcissima Creamy», immaginiamo se i genitori avessero avuto una bancarella di ‘O pere e ‘o musso (o anche detto in Campania “il muso di porco”), «mi chiamo Cotica, la salatissima Cotica».

Yu, innamorata di Toshio, è gelosa di Creamy, che sarebbe se stessa, e noi qui stiamo ancora a domandarci perché un’intera generazione di ragazze sia venuta su con un disturbo dissociativo dell’identità?

Fortunatamente però ad amare Yu appare quel monumento di sfiga di Midori, un cerebroleso brutto e patetico che riuscirebbe a far salire il morale anche ai bambini più disadattati. Gioisci di chi sta peggio, è alla base di tutte le menti perverse.

Succede poi la tragedia. Toshio vede Yu trasformarsi in Creamy, la bacchetta magica diventa di pietra (Melissa P. con la bava alla bocca), e quindi la ragazza non riesce più a trasformarsi, ma niente paura! L’anime sarebbe risultato essere troppo breve, quindi con un intervento fatato del suo mentore… riecco i poteri e riecco la bacchetta, anche se adesso è a forma di stella e rispetto alla prima fa cagare. Tutto bene quel che finisce bene, Creamy si esibisce nel suo ultimo concerto (venduto in Italia anche in CD dell’ineffabile Cristina D’Avena), Toshio e Yu si ricongiungono, i gatti parlanti se ne tornano da dove sono venuti e chi si è visto si è visto.

Un’altra eroina maghetta della nostra infanzia fu certamente magica Emi. Eroina perché permetteva di escludere i testimoni di Geova in classe dalla conversazione. Eh, la magia è peccato e tutto ciò che ne fa riferimento anche, giusto?

La storia è simile alla precedente, anche perché lo studio di produzione è lo stesso e negli anni ’80 la fantasia era quella che era. In fin dei conti però in questo cartone animato c’è un’affinità con la realtà. Mentre noi in soffitta troviamo gli accessori del Folletto, queste ragazzine giapponesi nelle loro soffitte trovavano un folletto che dava loro un accessorio (rigorosamente a forma di cuore). Più o meno è la stessa cosa. Mai, questa ragazzina di dieci anni, vive in una famiglia dove i nonni fanno i prestigiatori, cosa verosimile, anche se io ho mia nonna che vende l’Avon alle vecchie del palazzo, mentre mio nonno morì quando c’era ancora il muro di Berlino. Però c’è da dire che io non vivo in Giappone, magari lì è la prassi.

In questa soffitta le appare un folletto che stupra un peluche entrandogli dentro e ne assume il controllo, in biologia si chiama parassitosi, simile a una tenia insomma. Questo mostriciattolo le dà il bracciale e le dice la formula magica «Gira e spera! Il desiderio si avvera!»… ma oggi dopo trent’anni mi sento finalmente di chiederlo: cosa cazzo deve girare per far si che il desiderio si avveri? Va beh, PUFF, Mai diventa Emi, maga bravissima con lo stesso parrucchiere di Sailor Mercury, che dopo cinquanta puntate riesce a vincere un premio internazionale e improvvisamente viene sopraffatta dai rimorsi, ponendosi le seguenti domande: è giusto vincere un premio imbrogliando? Arrivare alla fama con la magia? Superare chi vuole farcela con le sue sole forze? La risposta per noi tutti è sì, ma visto che questi folletti trovano sempre delle sante che farebbero apparire Madre Teresa come un’arpia, la giovane decise di chiudere baracca e burattini e di accontentarsi di giochetti dozzinali.

Di cosa si potrebbe parlare la prossima volta?

Holly e Benji?

Pollyanna?

Sailor Moon?

Fate sapere in un commento.

Ps.

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